Victor Saunders: L'Eterno Spirito dell'Alpinismo Britannico tra Cime e Amicizie

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Victor Saunders, un'icona dell'alpinismo mondiale, ha dedicato la sua esistenza non solo alla conquista di vette imponenti, ma anche e soprattutto alla costruzione di legami umani profondi. Attraverso quasi un centinaio di spedizioni e anni trascorsi in tenda su ogni continente, Saunders ha maturato la consapevolezza che il vero tesoro dell'alpinismo non risiede nelle cime raggiunte, ma nelle amicizie forgiate lungo il cammino. Questo sentimento intimo emerge potentemente nel suo sesto libro, intitolato 'Caos strutturato, la strana vita di un alpinista', un'opera che traccia il percorso delle sue avventure e riflessioni.

L'Eroe delle Cime e l'Eterno Richiamo delle Montagne

In un recente e coinvolgente incontro avvenuto a San Martino di Castrozza, in occasione dei prestigiosi Piolets d'Or, Victor Saunders ha condiviso con noi la sua ricca esperienza. Reduce da una spedizione nel Karakorum di due mesi prima, Saunders ha raccontato con un sorriso fiducioso che, nonostante il maltempo avesse impedito il successo dell'ultima impresa, la spedizione del 2026 con il suo inseparabile compagno Mick Fowler sarebbe stata sicuramente più proficua. Questa promessa è un'ulteriore testimonianza della loro indomita passione e del loro legame quarantennale, cementato dalla prima storica salita dello Yawash Sar, il 'Cervino del Khunjerab', una vetta di 6258 metri in Pakistan, avvenuta nel settembre 2024. La sua storia personale rivela radici complesse e affascinanti: sebbene si definisca scozzese, le sue origini ebraiche bavaresi, legate al nonno Victor Saloschin, lo connettono a una ricca eredità culturale e montanara. Questa intervista ha toccato anche i momenti salienti della sua straordinaria carriera alpinistica, che include imprese memorabili come la salita della parete Est dell'Uzum Brakk e il Pilastro Nord dello Spantik in Pakistan, il Sersank in India, la parete Ovest dell'Ushba nel Caucaso e il Jitchu Drake in Bhutan. Dopo decenni trascorsi a Londra come architetto e alpinista amatoriale, nel 1994 Saunders è diventato guida alpina UIAGM, stabilendosi a Chamonix. Ha scalato sei volte l'Everest, completato le Seven Summits e presieduto l'esclusivo Alpine Club dal 2021 al 2024, dimostrando una versatilità che gli è valsa l'appellativo di 'uomo del Rinascimento' capace di padroneggiare sia la montagna che la scrittura.

Saggezza Alpina: Amicizia, Rispetto e la Filosofia del Limite

Le sue riflessioni sul Karakorum e sulla valle di Hunza svelano un profondo rispetto per la gente e le tradizioni locali. Saunders percepisce l'autenticità di queste terre, lontane dalle carovane commerciali e dalla pressione mediatica che caratterizzano altre destinazioni come il Khumbu, il versante nepalese dell'Everest. Nonostante le sue numerose ascese all'Everest come guida, che lui definisce una 'montagna sacrificale', predilige nelle sue spedizioni personali la ricerca di vette e vie nuove. La sua filosofia alpinistica si condensa in tre regole fondamentali: 'tornare vivi', 'tornare da amici' e, solo dopo, 'tornare dopo aver salito la montagna'. Un approccio che evidenzia la priorità della sicurezza e dei legami umani. Infine, le sue considerazioni sui Piolets d'Or, che incarnano i valori di una comunità alpinistica rigorosa, e il suo umorismo tipicamente britannico, come la citazione di Aleister Crowley sull'alpinismo, arricchiscono la conversazione. La sua visione sulla ricerca di Mallory e Irvine sull'Everest, un mistero che continua ad affascinarlo, suggella un colloquio che va oltre le imprese sportive, abbracciando una profonda saggezza di vita.

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